Storia antica



Sulla storia della Grecia antica sono stati pubblicati in tutto il mondo numerosissimi saggi  e ancora oggi, dopo secoli di studi e ricerche, si continua ad indagare su origini, caratteristiche e sviluppi di quella che è considerata unanimemente la culla della civiltà occidentale.
 
La civiltà minoica | La civiltà miceneaIl periodo classico e le città-stato | Alessandro Magno e l'ellenismo | Da Bisanzio alle crociate 

La civiltà minoica

In quest'angolo sud-orientale dell'Egeo la prima grande civiltà - detta minoica dal nome del suo più celebre sovrano, Minosse - si sviluppò nell'isola di Creta. Gli insediamenti più antichi risalgono alla fine del IV millennio a.C., ma è tra la fine del III e la metà del II che Creta conobbe il massimo splendore, testimoniato dalla qualità dei ritrovamenti e dei reperti archeologici giunti fino a noi: a cominciare dal Palazzo di Cnossos, capitale del regno, per finire con raffinate suppellettili, tesori in oro e argento, affreschi.
Già in questa civiltà pre-classica si incontra una delle caratteristiche tipiche anche delle popolazioni elleniche della terraferma, ovvero la propensione ai commerci via mare e ai viaggi di esplorazione alla ricerca di nuovi porti e nuovi mercati.
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La civiltà micenea

Alla caduta della civiltà minoica nel 1450 a.C. circa (crollo cui forse non fu estranea la violentissima eruzione dell'isola vulcano di Santorini), seguì l'Età del Bronzo, dominata in Grecia dalla civiltà micenea, così chiamata dal suo centro più importante: Micene, nel Peloponneso. Anche questo rimase alla storia come un popolo di viaggiatori e guerrieri, cui la storiografia antica ricollega la grande epopea della guerra di Troia, narrata da Omero nell'Iliade e nell'Odissea.
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Il periodo classico e le città-stato

Per tutto il VII e il VI secolo a.C. la storia della Grecia potrebbe essere letta ancora una volta come una lunga odissea intessuta di viaggi, esplorazioni, fondazioni di colonie sulle coste dell'Asia Minore, nell'Italia Meridionale, nel sud della Francia e sulle coste settentrionali dell'Africa. I greci di questo periodo cominciano a lasciare tracce non solo nella storia della letteratura e della filosofia, dell'arte e dell'architettura, ma anche in quella delle varie città che in tutto il Mediterraneo diffondevano i semi dell'ellenismo e contribuivano a costruire una fitta rete di interscambi culturali e commerciali.
Il periodo classico si fa tradizionalmente coincidere con il V secolo a.C., quando la Grecia continentale era formata da poleis, ovvero città-stato politicamente autonome, come Atene, Sparta, Tebe. Esse erano originariamente governate da un re o tyrannos, finché ad Atene non prese piede quel processo che portò alla nascita della prima forma di governo democratico, dove il potere era allargato, se non a tutti come oggi, comunque ad una pluralità di cittadini.
Il V secolo è considerato anche il periodo d'oro della civiltà ateniese, perchè caratterizzato da uno straordinario fiorire dell'arte, della letteratura, della filosofia. E' il secolo di battaglie famose contro i nemici persiani: Maratona, Termopili e Salamina; è il secolo di uno statista come Pericle, che promosse lo sviluppo politico, economico e culturale della città, riassunti e simboleggiati in uno dei suoi lasciti più preziosi, il Partenone, il tempio da lui voluto per celebrare la grandeur della sua Atene.
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Alessandro Magno e l'ellenismo

Nel IV secolo si fece largo in Grecia la dinastia macedone, in particolare con Filippo e suo figlio Alessandro, che conquistò gran parte del mondo allora conosciuto diffondendovi la lingua e la cultura ellenica.
I regnanti macedoni si imposero in seguito all'indebolimento delle città-stato, sempre più frequentemente in guerra tra loro. Quando Filippo, nel 336 a.C. fu assassinato, gli successe il figlio Alessandro, appena ventenne, educato dal filosofo Aristotele. Nel corso della sua breve vita (morì a soli 33 anni, nel 323 a.C.), Alessandro il Grande riuscì nell'impresa di riunire tutti i greci sotto il suo scettro, e conquistare la Persia e l'Asia Minore, spingendosi fino all'India e all'Afganistan. Al suo nome non sono tuttavia legate solo imprese militari, ma anche il diffondersi di quella cultura e civiltà che va sotto il nome di ellenismo: la lingua, la letteratura, l'arte, in breve la visione del mondo maturata fino ad allora dai greci si trasformò in koinè, ovvero un insieme di valori e ideali condivisi da greci e non greci.
Alla morte del Macedone la Grecia fu conquistata dai romani, che la trasformarono in una provincia del loro impero a partire dal I secolo a.C.
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Da Bisanzio alle crociate

Intorno alla metà del III secolo d.C., nella penisola balcanica i confini dell'impero romano cominciarono a scricchiolare sotto la pressione esercitata dalle popolazioni barbariche. L'invasione dei Goti nel 250 fu solo la prima di una serie di ondate migratorie, tra cui si contano quella dei Visigoti nel 395, dei Vandali nel 465, degli Ostrogoti nel 480, dei Bulgari nel 500, degli Unni nel 540 e degli Slavi nel settimo secolo.
Nel frattempo anche in Grecia si era andato sempre più diffondendo il cristianesimo, in particolare attraverso la predicazione di San Paolo, nel I secolo, la successiva conversione dell'imperatore romano Costantino e nel 394 la decisione dell'imperatore Teodosio I di fare della nuova fede la religione ufficiale della Grecia. Inoltre nel 324 Costantino aveva trasferito la capitale dell'impero da Roma a Bisanzio, la città sulle rive del Bosforo (odierna Turchia), da lui rinominata Costantinopoli (poi Istanbul). Una decisione che tenne conto sia della maggiore sicurezza che rispetto all'Italia queste aree potevano ancora garantire di fronte all'avanzata dei barbari, sia del sempre maggiore peso che le regioni orientali dell'impero andavano assumendo dal punto di vista economico e culturale.
Nasceva così l'impero bizantino, destinato a durare fino al 1453, anno della sua conquista da parte degli Ottomani. Nei primi anni di vita di Bisanzio, sia nella nuova capitale che a Salonicco, nel nord della Grecia, furono costruite numerose chiese, arricchite da icone e mosaici a tessere dorate, tesori tipici dell'arte bizantina.
Tra le circostanze che più contribuirono al progressivo indebolimento di Bisanzio, unica erede dell'impero romano dopo la caduta della parte occidentale nel V secolo d.C., figurano paradossalmente, all'inizio dell'anno Mille, le crociate intraprese dalla cristianità per liberare la Terra Santa dagli "infedeli musulmani". I crociati, animati non solo da zelo religioso, ma anche da più rozzi propositi di conquista e smania di denaro, in più di un'occasione si rivolsero anche contro i "fratelli" cristiani d'Oriente. Il caso più esemplare è quello della famigerata IV crociata: quando i soldati di Roma arrivarono a Costantinopoli, nel 1204, la conquistarono abbandonandosi al saccheggio e alle violenze. Subito dopo diedero vita al cosiddetto "Impero latino di Costantinopoli", dividendo Bisanzio in stati feudali retti da principi occidentali. Per la Grecia fu uno dei periodi più neri della sua storia.
Quando quest'ultima fu invasa dai Normanni nel 1196, l'imperatore Alessio chiese l'aiuto di Venezia, che acconsentì a patto di poter utilizzare le vie commerciali dell'impero orientale senza pagare alcun dazio. Accordo che permise alla Serenissima di conquistare alcuni dei porti più importanti del Mediterraneo.
Bisanzio continuava ciò nonostante a sopravvivere, anche attraverso il livello della sua produzione artistica, letteraria e filosofica. Nel 1259 l'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo riprese il Peloponneso dai Franchi e nel 1261 riuscì a respingere un loro attacco contro Costantinopoli. Ma l'impero era ormai irrimediabilmente indebolito e di lÏ a duecento anni nulla avrebbe potuto contro gli attacchi delle più combattive truppe ottomane.
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(Lista libri in compilazione)
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